DEUS

deus web
28/10/2008 21:30
Ingresso: 
posto unico euro 18 + d.p

In quasi un decennio di carriera, i belgi dEUS, hanno forgiato un sound eccentrico e spiazzante, che pesca un po' ovunque, dall'art-rock di Captain Beefheart e Frank Zappa all'energia di Pixies e Sonic Youth, fino al pop d'autore del loro più recente lavoro
dEUS (Tom Barman, Stef Kamil Carlens, Klaas Janzoons, Jules De Borgher la formazione iniziale) si formano ad Antwerp, in Belgio, nel 1991 ma il loro debutto giunge soltanto nel 1994 con un disco, Worst Case Scenario, che consente subito alla band di ottenere successo internazionale, rompendo così un monopolio, quello anglosassone, che raramente viene scalfito. Il suono dei dEUS è difficilmente definibile e pesca in egual modo dal passato (Captain Beefheart, Frank Zappa, Velvet Underground, jazz) e dal presente (Nirvana, Pixies, Sonic Youth), ma basta ascoltare "Suds & Soda", il pezzo che apre il disco con un ipnotico violino e un travolgente ritornello, per rendersi conto di come, in realtà, la band possieda un sound spiazzante e assolutamente personale. Worst Case Scenario è un disco eclettico, che mischia brevi intermezzi divertenti ("Shake Your Hip") a follie blues ("Great American Nude"), struggenti ballate ("Jigsaw You") a brani dalla forte impronta jazz ("W.C.S."), senza discontinuità e senza cadute.

La successiva uscita discografica, My Sister Is My Clock (1995), è un curioso Ep registrato in pochi giorni e composto da una sola traccia di 25 minuti, formata a sua volta da 13 brevi tracce legate tra di loro dal racconto di Sergej, un ucraino che narra una storia dell'orrore. Questa sorta di mini concept-album è ben più di un bizzarro esperimento: le canzoni che ne fanno parte, sebbene quasi sempre soltanto abbozzate, sono infatti una miniera di idee giocose e divertenti, in totale libertà e senza la limitazione della forma canzone, salvo alcune eccezioni come la compiuta "Void", che paradossalmente stona all'interno di un disco così sui generis.

In A Bar, Under The Sea, secondo Lp, esce nel 1996. Quindici tracce sono forse troppe, e non si ripete il miracolo compiuto con il disco precedente: a livello complessivo, l'album è senz'altro meno convincente, ma ciò non toglie che alcune canzoni siano assoluti capolavori, a cominciare dalla funkeggiante "Fell Off The Floor, Man", folgorante apertura. "Little Arithmetics" è una ballata assolutamente perfetta. E non mancano episodi intriganti e coraggiosi ("A Shocking Lack Thereol", la straordinaria "For The Roses", "Nine Threads"). "Supermarketsong" e "Memory Of A Festival" sono chiaramente due omaggi divertiti, il primo all'easy-listening e il secondo al punk più giocoso e innocuo.

Successivamente, Stef Kamil Carlens abbandona la band per formarne una tutta sua, i Moondog Jr. (che muteranno poi il nome in Zita Swoon): i dEUS orfani di Carlens realizzano nel 1999 The Ideal Crash, svoltando nettamente rispetto ai precedenti lavori.
Mettiamolo subito in chiaro: questo terzo disco è senz'altro meno geniale e bizzarro dei precedenti, lontano dallo stile dEUS e privo di quella commistione di generi che era diventata la loro cifra stilistica. Alcune sonorità, inoltre, paiono ammiccare troppo alla moda del periodo, tanto da sembrare, ascoltandole oggi, precocemente invecchiate.
Eppure The Ideal Crash è un altro capolavoro. Compatto, perfetto e con alcune delle melodie più belle composte dalla band. Orecchiabile, maggiormente convenzionale e rispettoso della forma canzone: in una parola, pop. Pop sublime e orgoglioso di esserlo, così come lo furono i Prefab Sprout e il Lou Reed di "Transformer", per esempio. Difficile non affezionarsi a canzoni come "Sister Dew" o "The Magic Hour" e allo stesso tempo impossibile non lasciarsi prendere dal crescendo di "Instant Street" o dalla rumorosa "Put The Freaks Up Front". Le dieci canzoni che compongono il disco hanno in comune una venatura elettronica e, in alcuni pezzi, quasi progressive: appianate le asperità e priviliegiate le melodie, i dEUS si riconfermano una delle più grandi e sottovalutate band degli anni Novanta.

Negli ultimi cinque anni l'unica uscita discografica dei dEUS resta una raccolta di singoli, No More Loud Music: The Singles, che contiene anche l'inedita "Nothing Really Ends".

Dei dEUS, nel 2005, restano soltanto il leader Tom Barman e il violinista Klas Janzoons. Nei sei anni trascorsi dall'ultimo disco, Barman non è certo stato con le mani in mano: ha partecipato al progetto elettronico Magnus realizzando un disco, "The Body Gave You Everything", e ha addirittura diretto un film, "Any Way The Wind Blows".
Ma è nel 2005, appunto, dopo una manciata di date live per "testare" i nuovi pezzi, che vede la luce il quarto, attesissimo, album dei dEUS, Pocket Revolution. Disco quasi perfetto, raffinato, con alcuni pezzi straordinari (la ballata iniziale "Bad Timing" e "Include me out", annoverabili fra i migliori del repertorio della band), ma che lascia un po' freddi perché latitano le zampate geniali e la lucida follia dei dischi precedenti. Ancor più che nel disco precedente, i dEUS rinunciano alle stramberie dei loro primi capolavori per portare la loro musica sui binari più rassicuranti del pop e nonostante qualche brano deboluccio nella parte centrale, lo fanno con classe e maestria, facendo uscire qua e là il loro inconfondibile stile. Forse prescindibile, forse il meno riuscito della loro carriera, forse un disco che suona come fosse di qualche anno prima, ma nonostante ciò un piccolo gioiello che ricorda come i dEUS siano ancora fra noi.

Tre anni dopo, Vantage Point (2008) gioca soprattutto sull'impatto: il riff potente e carico, trascinatore, di "Favourite Game"; il passo da funky elettronico del singolo "The Architect"; il dance-rock da arena, con tanto di clap hand e rap di "Oh Your God". Vuole essere semplice, Barman, ma a modo suo. Scompaiono i fiati, e gli arrangiamenti si fanno più da rock-band, ma non per questo smettono di essere curati (si pensi ai violini e le chitarre elettriche della ballata "Eternal Woman"). I brani, ammiccanti, sensuali, a tratti cupi, spesso si stemperano in giri melodici, a volte consueti ("Is a Robot"), a volte alieni ("When She Comes Down", che ricorda i Go-Betweens): comunque ricercati.
Soprattutto, Barman riesce a immergere le idee in canzoni che funzionano. Partiamo dal lentone, la fatata "Eternal Woman", acustiche e violini, note di piano e voce femminile ad accompagnare nell'inciso. "Popular Culture" è un crescendo corale dall'afflato soul, capace di aprire i cuori alla gioia; "Slow", che pure spreca l'apporto di una delle migliori voci di oggi (Karin Drejier dei Knife), è la sua versione rock. La tiratissima "Favourite Game" è un perfetto brano da ascoltare al massimo volume; "Smokers Reflect", delicata ballata per piano memore degli Yo La Tengo, è la testimonianza di un eclettismo ad alti livelli.

Dopo anni di latitanza, i dEUS sono riusciti a trovare una nuova dimensione: un pop-rock al tempo stesso colto e ignorante, messo giù di pancia, che prende a schiaffi senza per questo dimenticarsi di essere figlio di una mente musicalmente arguta, smaliziata e padrona. La classe non è acqua: ed è ancora più evidente quando provi a nasconderla.

2008 - 2013 © Copyright Le Nozze di Figaro | Musica Spettacoli Eventi  - All Rights Reserved.
Sede legale: LE NOZZE DI FIGARO S.r.l. | Via Del Ponte di Mezzo, 30 | 50127 Firenze | P.IVA 04220150488

 

Assomusica Mail TicketAeroporto di FirenzePubliacqua