PETE AND THE PIRATES

pete and the pirates
07/11/2008 21:30
Ingresso: 
ingresso euro 10 + dp

Se fossimo nei panni di “”Pete” non sapremmo se ridere o piangere, onestamente. Perchè, per quanto le sacche della musica indie siano profonde ed insondabili, il pozzo profondo e lo scibile sconfinato, autostrade di silicio e reti telematiche consentono in pochi secondi di scoprire retroscena e misfatti delle band musicali di cui si va a parlare. E magari accorgersi che sotto la sigla Pete & The Pirates si cela un grande irregolare come Thomas Sanders, autore due anni fa assieme ad un cast girovago di quel prodigioso gioiello di britannicità pop chiamato Lanzafame sotto la sigla Tap Tap.

Li avevano chiamati i Clap Your Hands Say Yeah d'Albione, ma a quanto pare l'invitante epiteto non era bastato a farli conoscere alle masse.

Motivo per cui Thomas/Pete ci riprova con un nome nuovo , portandosi comunque in eredità un paio di pezzi dal disco precedente (Come On Feet, già ascoltata come bonus track e She Doesn't Belong To Me), rispolverandoli e donandogli una vena più anfetaminica.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti (tanti, a quanto pare), urge un piccolo riassunto: Lanzafame altro non era che un'irrefrenabile giostra melodica sospesa tra l'inglesità del twee primigenio, il lo-fi meticcio dei Clap Your Hands Say Yeah, sentiti omaggi ai '60s e follie melodiche assortite degne di gruppi indie canadesi come Wolf Parade e Arcade Fire. Molto più semplicemente, Lanzafame inanellava 11 gemme pop senza soluzioni di continuità. Punto.

E, a quanto pare, il viaggietto all'anagrafe del signor Sanders non ne ha minato minimamente la vena aurifera: un pò più efedrinico, ugualmente spiritato, il nostro pare continuare a rifornirsi dai medesimi pusher d'ispirazione e non si sposta dal florido crocevia tra bassa fedeltà, intesa nel'accezione più ampia del termine, e melodia.

Rispetto al passato, però, Sanders spinge maggiormente sul pedale della chitarra, riconciliando i Guided By Voices con le nuove leve del lo-fi, i Pixies con gli Arcade Fire: e lo fa attraverso le “solite” canzoni da 2-3 minuti circa, con una Lost In The Woods che riporta un pò di vetriolo nelle sortite piratesche dei Coral, con i crescendo armonici di Moving, con l'aiuto del power pop ruspante di Knots e del tono lieve e bucolico di Humming.

Dry Wing teletrasporta le marcette degli Arcade Fire in qualche solco nascosto di Bee Thousand, Eyes Like Tar le riveste di ingiallite spoglie Byrdsiane. E nella chiusura di Bright Lights pare per un attimo di assistere ad un improbabile team up tra Neil Young e i Franz Ferdinand.

Non ci sono comparti stagni nelle produzioni di Sanders: solo la ricerca della melodia perfetta, da raggiungere in 3 minuti netti, senza fronzoli e ma con una custodia stracolma di idee. La speranza è che non sia necessario un altro cambio di moniker perchè qualcuno, finalmente, si accorga di lui.

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